ROCK & METAL IN MY BLOOD
Review by
Fabio Malavolti

Una tendenza che sto notando negli ultimi tempi é quello che accosta la musica metal e la letteratura, vuoi per dare una linfa particolare alla stesura dei testi, vuoi per una passione particolare dell'artista, vuoi per riprodurre quelle atmosfere particolari che un libro non puň esprimere dettagliatamente poiché tutto ciň che comunica lo fa attraverso le parole e che quindi la sua espressione puň restare incompleta o inesatta. 
Cosě, dopo innumerevoli tributi ad Howard Lovecraft (Nile, Septicflesh tanto per fare due esempi), la trattazione della filosofia della natura di Friedrich Schelling da parte degli Obscura, ed altri numerosi casi, questa volta i riflettori sono puntati su "Diceria del Vampiro", saggio settecentesco ad opera di Michael Ranft che tratta avvenimenti riguardanti il vampirismo ed una conseguente trattazione filosofica. 
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De Masticatione Mortuorum in Tumulis" si presenta come un album dalle molteplici sfaccettature, composto da otto brani pachidermici le cui architetture sembrano apparentemente non seguire alcun filo logico, dando l'impressione che derivino da una sorta di flusso sonoro caotico e casuale. Ed invece, la struttura atipica delle composizioni rivela un particolarissimo e macabro approccio al death metal, come pochi mesi prima avevano fatto (e bene) i Canadesi Paroxsihzem con il loro self-titled. 
Ciň che gli Ćvangelist ci presentano non é semplicemente la loro rivisitazione di un genere estremo in una chiave mai cosě morbosa e soffocante, bensě un autentico mare di pece che penetra inesorabilmente nelle nostre orecchie. La permanenza di uno dei due membri -Reuben Christopher Jordan, alias Matron Thorn- in diversi progetti black metal, come Bethlehem, Leviathan e Benighted in Sodom (di cui é il mastermind), ha inevitabilmente inciso molto sulla realizzazione del disco, considerando i numerosissimi loop di chitarra, presenti praticamente in tutti i brani, e la monoliticitŕ degli stessi che sfocia piů volte in pura cacofonia. 
Questa spiccata ricercatezza a livello di songwriting ne penalizza naturalmente la comprensione e l'assimilazione soprattutto dopo pochi ascolti, cosicché é quasi necessario immergersi innumerevoli volte in questa mortifera fanghiglia sonora prima di coglierne tutte le sfaccettature, ma devo dire che, personalmente, ne é valsa la pena. E' uno di quei dischi senza mezze misure, o lo adori o lo odi, senza compromessi. Piů o meno lo stesso discorso valevole per gli Australiani Portal, dei quali non ne sono assolutamente una brutta copia, nonostante diversi punti di incontro fra le due band. 
Uno di questi é senza dubbio il fatto che i loro brani sono spesso pachidermici, mastodontici, ti danno quella sensazione di sprofondare in un pozzo senza fondo per quanto la loro musica sia disturbante (come in "Hierophant Disposal Facility"). Al bando i tecnicismi, ritmi a millemila all'ora, ciň che conta é che il massacro sia piů lento e morboso possibile.
Il disco prende il via all'insegna di un viaggio attraverso i meandri piů inesplorati della mente umana, attraverso un lunghissimo intro di estrazione dark ambient, opprimente e "maleodorante". Le urla agonizzanti di una donna si stagliano sul solido tappeto di synth generando un'atmosfera tetrissima, da film dell'orrore di qualche decina di anni fa. Poi, all'improvviso, uno spiraglio di luce fa capolino dando vita ad un mood etereo ma allo stesso tempo tremendamente malinconico. Le urla vengono sostituite da un pianto disperato, mentre oscure presenze ci attanagliano la mente e ci fanno correre brividi lungo la schiena con i loro mortiferi sussurri. "Anno Mortii: Gnostic Transcendental Heresy" si snoda poi attraverso sei minuti di death metal malatissimo, oscuro da far paura e poderoso come un fiume di pece in piena. Dinanzi a noi si erge il demone Ascaris ed il suo gutturale, cavernosissimo growl, mentre Matron Thorn "dipinge" un contesto catacombale e vorticoso che meglio non potrebbe rappresentare le annichilenti e maligne ventate di un' oscura bufera. 
"Pendulum", uno dei tre brani inseriti nell'ep del 2011, percorre un tracciato alquanto simile a quello della opening track. Le macabre sonoritŕ della seconda parte del brano appena riassunto vengono riprese in un sunto di quasi sei minuti che perň avanza ad un ritmo piů lento, pachidermico e goffo. L'ottimo pattern di batteria finisce in primo piano a discapito di un riffaggio che si limita a svolgere il compitino ma che non é nulla di trascendentale.
Il terzo brano é quello che reputo il migliore dell'intero lotto: "Death Illumination" é in assoluto il brano piů maligno ed efferato mai composto dal duo di Fort Lauderdale. Sonoritŕ ai limiti della cognizione umana, grumose e morbose ai limiti dell'inverosimile si traducono in un refrain gustosamente caotico e vertiginoso per merito dell'accozzaglia di suoni cupi e martellanti che contraddistinguono in generale la musica degli Ćvangelist, ma che qui appaiono ispirati come non mai. La morbositŕ della parte centrale é qualcosa di indescrivibile, é come se un antico demone ci rapisse conducendoci attraverso le porte dell'inferno (non datemi del pazzo ma non saprei descrivere altrimenti tutto ciň). 
L'outro dapprima furibondo, annichilente e poi ipnotico, lento, é il preludio del quarto inno infernale "Funeral Monolith", opening track di "Oracle of Infinite Despair", é un brano di rara violenza che si divide fra sezioni morbose e repentine accelerazioni. Il sottofondo é come un trapano he ci penetra nel cervello, provoca una sensazione simile a quando si prova una forte nausea. La parte strumentale é impeccabile, mai una battuta fuoriposto, solo un costante martello pneumatico che ci sconquassa le membra sino allo sfinimento.
Come detto in precedenza lo strumentale "Hierophant Disposal Facility" rappresenta l'apice della dissonanza musicale, nove minuti della piů malsana musicalitŕ, una caotica accozzaglia di suoni, il lato piů cacofonico del death metal. I primi minuti scorrono in una maligna ed agghiacciante cantilena, traducibili in un vortice di sonoritŕ distrubanti che sfociano soltanto nel finale nella piů incontrollabile e ferale ferocia che il duo possa sprigionare attraverso gli strumenti.
"The Longevity of Second Death" rappresenta invece la sfaccettatura macabra e lugubre che il death possa assumere. Ritmi cadenzatissimi inframezzati da repentini cambi di tempo si alternano, accompagnati incessantemente da un tetro tappeto di synth che ci spalanca letteralmente dinanzi agli occhi le porte del regno dei morti. 
Si giunge cosě al terzo ed ultimo brano tratto dall'ep autoprodotto dell'anno precedente, ovvero "Blood & Darkness". Un'atmosfera cupissima, degna da film dell'orrore, dipinge un contesto funereo sullo sfondo, sul quale si stagliano in maniera impetuosa la ronzante chitarra e la martellante drum machine, che assumono le sembianze di un panzer impazzito il cui unico compito é quello di distruggere tutto e tutti. 
L'introduzione di "Crematorium Angelicum" spiazza l'ascoltatore, che dopo tanti minuti di autentico terrore sente fluire nelle proprie orecchie un'ammorbante melodia, sulla quale si erge il grottesco growl di Ascaris, che pare quasi provenire dall'oltretomba. Verso la metŕ della traccia un ulteriore rallentamento ci fa tirare il fiato dopo alcuni minuti di suspance, durante i quali viene normale pensare che prima o poi succederŕ qualcosa, come un radicale cambiamento d'atmosfera, ed é proprio ciň che accade di lě a poco. Questa sorta di bridge termina perň quasi subito per lasciare spazio allo stesso loop dei minuti iniziali, prima di una chiusura ancora una volta agghiacciante e morbosa al contempo.
Questa lenta e straziante "ninna nanna" é la perfetta closing track per un disco tanto schizoide quanto atipico che lancia in maniera definitiva quella che si puň considerare una delle nuove leve del metallo della morte, che a giudicare da questo 2012 sembra davvero avere un futuro.. si spera.

[8 out of 10]

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REVOLUTION INC.
Review by
Kevin Nilsson

Ćvangelist er et amerikansk band, hvor kernen udgřres af Matron Thorn, som er kendt fra andre acts sĺsom Benighted in Sodom, Leviathan og Noctis. Han er en ung fyr fřrst i 20’erne, men hans musikalske overblik er meget mere erfarent og veludviklet. Han valser lidt rundt mellem black metal, men fĺr smidt lidt traditionel death metal ind ogsĺ. Det hele toppes af lidt industrial-agtige lydcollager, blandt andet med samples – Tilsammen skabes et virkeligt atmosfćrisk men vederstyggeligt lydbillede, der fik hunden til at gemme sig herhjemme. Jeg kan faktisk ikke erindre at have hřrt noget sĺ grimt, kaotisk og forstyrret som Ćvangelist. ”Truly the work of a madman”, ville nogen sige.
Da jag gav mig til at lytte til albummet, var jeg overhovedet ikke klar pĺ, hvad der skulle ramme mig. Jeg blev dog taget pĺ det forkerte ben, og mĺtte faktisk stoppe skiven, da den var halvvejs. Her et par uger og flere lyt efter, er jeg faktisk stadig ikke helt med pĺ, hvad der sker pĺ ”De Masticatione Mortuorum in Tumulis”. Altsĺ, den lange spilletid fordelt pĺ relativt fĺ numre, er slet ikke et issue pĺ dette album, da man bliver draget ind i en grum og fjendtlig verden, hvor chancerne for overlevelse er meget smĺ – Slim to none! Sanseindtrykkene er mangfoldige og hćlder bĺde til det fede, men ogsĺ det grimme.
Personligt var jeg lidt ramt efter mit fřrste lyt – Selvom jeg stoppede skiven, ville jeg egentlig gerne hřre lidt mere, og dermed hřre, om jeg havde hřrt rigtigt… Det havde jeg! Ćvangelist er i mine řrer et bekendtskab pĺ godt og ondt. Ligesom den franske film ”Irreversible”. Jeg kan ikke nćvne hvilke bands der spiller ligesom Ćvangelist, for som skrevet, sĺ har jeg ikke hřrt denne slags musik fřr. Jeg er dog betaget – Betaget af det grumme, dissonante og det multi-lags-lydbillede som Matron Thorn prćsenterer lytteren for. Karakteren skal tages med et vist forbehold, for jeg tror der er mange flere timers gransken i dette album. Indtil da vil jeg anbefale dig at lytte til albummet. Mĺske finder du orden i sagerne?

[4,5 out of 6]

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CONCRETE WEB
Review by Ivan Tibos

Ćvangelist are a Benighted In Sodom-side project, consisting of Ascaris and Matron Thorn. To the core, this project differs a lot from Benighted In Sodom. As a matter of fact, Ćvangelist are different from any known music-k-al entity all over the world.
De Masticatione Mortuorum In Tumulis is a true experience for the most daring devils amongst us. Why such a scare-of intro? Well, because this album is Post-Metal beyond all gates of Hell, an after-death journey through abyssal spheres unseen, unheard, unexperienced yet. It consists of eight songs that last for more than an hour (in between five and eleven minutes).
The aural adventure opens with Anno Morti ::: Gnostic Transcendental Heresy, which starts with an industrialized soundscape-alike intro, mechanical and minimal, disturbing and horrific. After two and a half minutes, these tunes of oppression morph into a floating, dreamy keyboard passage, yet slowly building up towards… Apocalypse! Unholy Mother of Earth, all Hell breaks loose at 4:30 with a sonic amalgam of chaotic blasts, down-tuned Death violence, funereal Black Magic and post-occult Sounds from way beyond any abyss! Anno Morti … is a trip into the mostly unexplored profundities of man’s mind, reshaping evident synapsis into shapeless pulp by creating the most vile, obsessive compositions I’ve heard in years! When the next track, Pendulum, omits any chance on normality or inner tranquility by, for example, adding the most mysterious yet intensively haunting keyboard lines, you know this album will infect and corrupt the mind of those who are willing to overt themselves to the purest essence of darkness. I will obey!
It’s this course that dictates the general atmosphere on another excellent I, Voidhanger-masterpiece. The Death Metal riffs balance in between the sleaziest efforts done by acts like Asphyx and Morgoth (when it comes to the slower, heavier passages), or Nocturnus (mind the weird keyboard lines!; also Phlebotomized come to mind!) and Incantation for the sonic noise-beauties, the Doom-laden spasms float in the same hemisphere where Esoteric, Black Wreath or Evoken (listen to the divergent hymn Crematorium Angelicum and share my dreams of despair and frenzy) dwell, the blackened grandeur seems to intercourse with the likes of Blut Aus Nord, Xasthur or Leviathan (and then we come back to the influences absorbed by Matron Thorn), and the psycho-grinding Dark Industrial passages uplift the grandeur of In Slaughter Natives (cf. Hierophant Disposal Facility!!!), Scorn / Godflesh or IRM.
Take the most dingy elements from Woods Of Belial, Impending Doom, Portal, Mitochondrion and Urna, and you might have a clue…
[98 out of 100]

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A LIGHT THAT IS DARKNESS
Review by
Entheogen

Ćvangelist? Bis vor Kurzem war mir der Name absolut kein Begriff, vor ein paar Tagen habe ich mich dann aber doch endlich dazu durchgerungen, den ersten Streich der Truppe aus Florida genauer unter die Lupe zu nehmen. Matron Thorn und Ascaris sind längst keine Unbekannten mehr, beide sind bei Benighted In Sodom tätig.
Eingeleitet wird das Album durch ein sehr düsteres Ambient-Intro, das zunächst nichts Besonderes vermuten lässt. Das hat man von vielen Bands schon mal so oder so ähnlich gehört. Schreie im Hintergrund, Sprachfetzen und viel Gedröhne. Könnte eine Folterszene aus irgendeinem Film sein. Gefällig, aber nicht unbedingt umwerfend. Ab der Hälfte des ersten Songs findet die Einleitung ihr jähes Ende und Ćvangelist demonstrieren eindrucksvoll, wo ihre wahren Stärken liegen. Wie geil ist das denn bitte? Geboten wird abgrundtiefster Death Metal, wie man ihn auch von den göttlichen Portal, Mitochondrion oder Antediluvian kennt. Ćvangelist schaffen es, wie kaum eine andere Band, die ich in den letzten Jahren gehört habe, eine Atmosphäre zu erschaffen, die einen von Sekunde 1 an einfach nur mit aller Macht gegen die Wand drückt. Spätestens hier könnte man noch einmal darüber nachdenken, ob das Intro wirklich so generisch und einfallslos ist, wie es zunächst erscheint. Im Konflikt mit dieser völlig entmenschlichten, unglaublich brutalen Musik braucht der Hörer einiges an Nervenstärke und Durchhaltevermögen, um die pechschwarzen Tentakel zu entwirren, die die Musik auf "De Masticatione Mortuorum in Tumulis" auswirft. Das Album ist von Anfang an fesselnd und bietet über die gesamte Spielzeit von immerhin über einer Stunde alles, was man sich von einer Death Metal-Scheibe dieser Machart wünschen kann. Ein erdrückender Sound, ein Vokalist, der selbst mit der Stimme eines der lovecraftschen Biester aus dem Artwork gesegnet ist, eine präzise Gitarrenfraktion, die eine derart obskure und groteske Atmosphäre heraufbeschwört, dass es eine wahre Freude ist. Kaum vorstellbar, dass diese schiere Macht nur von zwei Personen fabriziert wurde.
Die dichten Keyboardteppiche, die eigentlich permanent im Hintergrund wabern, tun ihr Übriges. Es fällt schwer, das Gefühl zu beschreiben, dass Ćvangelist mit ihrem ersten Album bei mir hervorrufen. Einerseits fühlt man sich als argloser Hörer einfach nur erdrückt und zumindest bei den ersten Durchläufen sitzt man des Öfteren einfach nur sprachlos und voller Bewunderung vor der Anlage. Auf der anderen Seite stellt sich aber auch beim ersten Hören schon ein irgendwie erhabenes Gefühl ein. Betrachtet man dann einen Song wie "Funeral Monolith" oder den von der Struktur her Industrial-artigen Zehnminüter "Hierophant Disposal Facility" näher, fällt die enorme Komplexität auf, die hinter dem scheinbaren Chaos auf "De Masticatione Mortuorum in Tumulis" steht. Hier reihen sich nicht einfach nur Riffs an Riffs, das was das Duo hier geschaffen hat, ist wesentlich mehr als ein Album unter vielen. Die wahre Größe der Scheibe kann man so kurz nach dem Erscheinen wohl auch kaum abschätzen, aber ich bin überzeugt, dass dieser Geheimtipp in einigen Jahren als Klassiker des Genres gehandelt werden dürfte. Aevangelist sind eigenständig, vollkommen authentisch, und bitterböse. Wer sich dem Album unter Kopfhörern bei angemessener Lautstärke und in einem abgedunkelten Raum aussetzt, wird schnell merken, was ich meine. Man fühlt sich völlig überrollt und unfähig genau zu beschreiben, was da eigentlich passiert ist. Wie ausgekotzt und irgendwie missbraucht. Wenn ich in letzter Zeit ein Album gehört habe, das wirklich böse, unheimlich und grotesk ist, dann ist es diese perfekte Untermalung zum Weltuntergang, zu einem Atomkrieg oder jeden anderen x-beliebigen Grausamkeit. Faszinierend, dass man die Scheibe trotzdem immer wieder hören will.